Ortoressia nervosa: l’ossessione per il mangiar sano.
Lucia Camporese

Questo disturbo è stato riportato per la prima volta da Steve Bratman nel 1997 nel suo libro intitolato “Health Food Junkies” dove descrive le caratteristiche della malattia vissuta in prima persona e casi di pazienti la cui dieta rigorosa, li aveva portati ad una condizione medica.
L’ortoressia nervosa attualmente non è riconosciuta come malattia o disturbo dell’alimentazione nel DSM 5, (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). Il termine è invece ampiamente diffuso nei media e genericamente sta ad indicare una vera e propria ossessione per il mangiare in modo sano. Chi soffre di ortoressia impiega molto tempo a scegliere i cibi selezionandoli più per i benefici sulla salute che per il gusto, sentendosi in colpa se non segue la dieta abituale e in controllo se mangia nel modo ritenuto corretto.
In letteratura l’ortoressia è spesso identificata come un disturbo dell’alimentazione, un disturbo dello spettro ossessivo-compulsivo o un disturbo somatoforme. Alcuni studi indicano le caratteristiche cliniche comuni dell’ortoressia con altri disturbi, in particolare con l’anoressia nervosa mentre altri studi indicano il collegamento tra i sintomi dell’ortoressia nervosa e il disturbo ossessivo-compulsivo. Ad oggi il rapporto tra disturbo ossessivo-compulsivo e ortoressia nervosa non è stato sufficientemente esaminato; tuttavia, entrambi i disordini sono caratterizzati da ossessioni gravi e attività ripetitive. Secondo Bratman, persone caratterizzate da comportamenti di ortoressia sono orgogliosi della loro dieta e non si considerano malati. Nel 2003, la National Eating Disorders Association ha pubblicato informazioni ufficiali circa l’ortoressia, sottolineando la necessità di condurre ulteriore ricerca in questa area.

La modificazione dello stile di vita, tra cui la dieta, è spesso determinato dalla volontà di migliorare la forma fisica o evitare malattie che affliggono la società moderna. Modificare la dieta può inoltre dipendere da disturbi dell’apparato digerente o da un’allergia. All’inizio, un individuo riduce o evita il consumo di prodotti percepiti come insalubri o nocivi per l’organismo umano, successivamente, ulteriori prodotti sono eliminati nel corso del tempo e in definitiva, la dieta si riduce a solo pochi alimenti che sono considerati i più sani e più sicuri.

Si può parlare di ortoressia quando le attività quotidiane sono subordinate alla pianificazione, all’acquisto e alla preparazione dei pasti, secondo una precisa dieta. La prevalenza dell’ortoressia sembra essere più elevata tra i vegani, i crudisti, così come tra persone impegnate nelle associazioni animaliste e sostenitori del cibo organico e/o non modificato geneticamente. Gli individui che presentano ortoressia sono comunemente delle persone fisicamente attive, che provano a perdere peso o mantenere una figura snella promossa dai mass media. Secondo alcuni studi, i fattori di predisposizione dell’ortoressia sono un improprio atteggiamento verso il cibo, un disturbo ossessivo-compulsivo e valori di indice di massa corporea (IMC) superiori alla norma. Uno studio condotto su studentesse dell’Università di Amburgo ha evidenziato che persone a cui precedentemente è stato diagnosticato un disturbo dell’alimentazione, tendono a sviluppare l’ortoressia più frequentemente. Ad oggi non sono ancora disponibili strumenti specifici validati per fare una diagnosi. Ciò nonostante, tre questionari sono stati sviluppati per valutare ortoressia nervosa: Orthorexia Self-Test, ORTO-15 test e Eating Habits Questionnaire. Il problema della eccessiva preoccupazione per il cibo sano merita un’ulteriore esplorazione.
L’ortoressia si presenta con una prevalenza maggiore tra gli uomini piuttosto che tra le donne. (11.3% vs 3.9%). Questa maggior incidenza nel sesso maschile può spiegarsi con il proliferare di stereotipi culturali legati alla forma fisica maschile come nel caso della diffusa vigoressia dove la preoccupazione di non avere un corpo sufficientemente muscoloso colpisce prevalentemente giovani maschi.
Un altro aspetto importante da considerare in caso di ortoressia sono le conseguenze sulla vita sociale. L’isolamento sociale è spesso una conseguenza dello stile di vita estremamente salutare che risulta difficile condividere con chi non ha le stesse abitudini alimentari a scapito dell’aspetto relazionale legato alla convivialità portando delle ripercussioni sulle relazioni sociali e personali.

Curare l’ortoressia non è semplice considerando il fatto che difficilmente queste persone si rivolgono ad esperti e anche di fronte a complicanze mediche non imputano mai una relazione tra quest’ultime e le regole dietetiche personalizzate proprio perché le ritengono corrette e perché le seguono con molto rigore.
Secondo Bryteck-Matera esistono delle evidenze scientifiche di esiti positivi con l’utilizzo di trattamenti combinati di psicoterapia cognitivo-comportamentale e farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e in generale, il trattamento dell’ortoressia dovrebbe lavorare con l’ambiente familiare circostante ai pazienti per promuovere l’educazione alimentare.

 

– S. Bratman, D. Knight, Health food junkies, Broadway Books, New York, 2000
– Brytek Matera A. Orthorexia nervosa–an eating disorder, obsessive– compulsive disorder or disturbed eating habit? Arch Psychiatr Psych. 2012;1:55–60.
– Korinth A, Schiess S, Westenhoefer J. Eating behaviour and eating disorders in students of nutrition sciences. Public Health Nutr. 2010; 13(1):32–37.
– Donini LM, Marsili D, Graziani MP, Imbriale M, Cannella C. Orthorexia nervosa: a preliminary study with a proposal for diagnosis and an attempt to measure the dimension of the phenomenon. Eat Weight Disord. 2004;9(2):151–157
– Gleaves DH, Graham EC, Ambwan S. Measuring “Orthorexia”: development of the eating habits questionnaire. Int J Educ Psychol Assess. 2013;12(2):1–18
– Olejniczak D, Bugajec D, Panczyk M, Brytek-Matera A, Religioni U, Czerw A, Grąbczewska A, Juszczyk G, Jabłkowska-Górecka K, Staniszewska A .Analysis concerning nutritional behaviors in the context of the risk of orthorexia. Neuropsychiatr Dis Treat. 2017 Feb 21;13:543-550